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la campagna elettorale è confusa, non vi aiuta a dirimere i vostri dubbi?
pensate che PD e PDL siano la stessa cosa?
vi pare che, tutto sommato, votare la Santanchè o Bertinotti sia più o meno uguale?
insomma: non ci state capendo un cazzo?
ecco: vi aiuta (un po'...)(*) Openpolis.

(*) "un po'" nel senso che io, ad esempio, risulterei molto vicino a PS, IDV e "Partito del Bene Comune" (sic!!). Mentre, invece, credo proprio che voterò PD...
:)

Pesce d’aprile. Nasce nel giorno più burlone dell’anno - parliamo del 2003 - la vispa Antocri, acronimo prescelto da papà Antonio Di Pietro per ricordare, fin dal nome della srl, i suoi tre figli Anna, Toto e Cristiano. Occhio. Perchè il 2003 è anche l’anno in cui cominciano a maturare, nelle casse di Italia dei Valori, le consistenti provvidenze relative al finanziamento pubblico dei partiti, prudentemente rinominate - dopo la clamorosa bocciatura ad opera degli italiani nel referendum del 1993 - rimborso delle spese elettorali. E il partito dell’ex pm di mani pulite nel 2003 è da poco entrato nell’albo d’oro delle compagini che ricevono quelle provvidenze da milioni di euro nelle loro casse. La legge - la numero 157 del giugno ‘99 - prevede infatti che per ottenere il “rimborso” delle spese sostenute in campagna elettorale (qui si parla delle politiche 2001) l’unica condizione sia di aver raggiunto almeno l’1 per cento delle preferenze. Ci siamo.
I rubinetti del finanziamento pubblico sull’Associazione Italia dei Valori - fondata da oltre 300 ardimentosi militanti il 26 settembre del 2000 a Roma, dinanzi al notaio Bruno Cesarini - si aprono per la prima volta a fine 2001, quando arriva il primo mezzo miliardo e passa di vecchie lire. Le somma rappresenta il 40 per cento del “rimborso” complessivo spettante all’associazione-partito per la partecipazione a diverse tornate elettorali, tutte tenutesi in quell’anno: non solo le politiche, ma anche le regionali in Sicilia e quelle del Molise. Nel 2002 arriva l’integrazione: quasi due milioni di euro, cui se ne aggiungono altri 200 mila circa per le elezioni relative al Senato. Qui, una piccola curiosità: alle Politiche 2001 il partito-associazione di Di Pietro elegge un solo senatore, il bergamasco Valerio Carrara. Nemmeno il tempo di accomodarsi a Palazzo Madama, e il Carrara passa nelle fila di Forza Italia. Quando si dice soldi ben spesi...
Ma andiamo avanti. Perchè siamo arrivati al fatidico 2003. Con le casse del partito già rimpinguate dai precedenti “rimborsi elettorali”, più quelli riferiti all’anno in corso (altri 2 milioni e mezzo circa di euro), a novembre il valoroso partito cambia sede. Dalla modesta location di Busto Arsizio in via Milano 14 alla centralissima via Casati 1 di Milano: un appartamento di nove vani al quinto piano, dove Italia dei Valori può finalmente avere una sede adeguata alle sue ambizioni. Il contratto d’affitto? Non è un problema. Perchè proprietaria dell’immobile è proprio Antocri, di cui papà Di Pietro risulta socio unico. «Dopo lunga discussione fra il proprietario Di Pietro e l’inquilino Di Pietro - si leggerà magari nel verbale - si è convenuto un canone mensile pari ad euro 2.800». La cifra non è di fantasia: risulta infatti dichiarata nei bilanci della srl, costituita con l’unico fine di gestire gli immobili. D’accordissimo anche l’inquilino. Perchè nel frattempo, con un’ardita manovra interna, lo statuto dell’associazione è stato modificato: risultano svaniti sia i 300 sostenitori-fondatori sia gli altri organismi di vertice. Diciamolo chiaro: Italia dei Valori si è trasformata in un partito con un unico socio. Antonio Di Pietro.
Si dice dalle parti di Montenero di Bisaccia (e giù giù nel profondo sud) che ‘a cummannà è meglio ca’ fottere. L’antica saggezza popolare calza a pennello sulle due creature dipietriste, Antocri e il partito-associazione, entrambe con socio unico plenipotenziario. Lui.
La storia si ripete. Passa un anno e un nuovo gioiello entra a far parte del patrimonio di Antocri: si tratta dell’appartamento da 10 vani al quinto piano di via Principe Eugenio 31, nella capitale. Guarda caso, proprio in quel periodo del 2004 Italia dei Valori cerca casa a Roma. Proprietario (Di Pietro) e inquilino (sempre lui) si mettono d’accordo sull’affitto e così, previa trasformazione della destinazione d’uso dell’immobile, il partito dei moralizzatori ha una sede confacente anche a Roma. Particolari sui due traslochi si trovano nella relazione allegata al bilancio 2005 di IDV: «si evidenzia il trasferimento della Sede Nazionale di rappresentanza politica del partito, sempre in Roma, da Via dei Prefetti, 17 a Via Principe Eugenio, 31, potenziando allo stesso tempo l’Ufficio Stampa Nazionale con l’assunzione di una nuova unità». «Quanto alla Sede di Milano in Via Casati 1/A - viene aggiunto - si riconferma la sua funzione di Sede legale amministrativa e di segreteria particolare del Presidente del Partito Antonio Di Pietro oltre che di organizzazione e rapporti con le realtà locali». Resterebbe qualche domandina. Intanto sulle straordinarie performances di una srl da 50 mila euro di capitale che riesce in soli due anni ad acquistare immobili di così grande valore. Quanto? Qualcosa ci dice il bilancio 2005 di Antocri che, alla voce “immobilizzazioni materiali” riporta la somma di 1 milione e 788 mila euro. La stessa voce per il 2004 era rappresentata da 619 mila euro. Si tratta di somme evidentemente inferiori al valore di mercato dei due prestigiosi immobili. E che sono, comunque, al netto del mutuo.
Sì. come tutti i saggi capifamiglia Antonio Di Pietro ha un mutuo sulle spalle. Anzi, due. Ecco qua (siamo sempre tra le pagine del bilancio 2005 Antocri): il primo, da 276 mila euro e spiccioli, riguarda l’immobile milanese ed è stato stipulato il 20 aprile 2004; il secondo, per la magione romana, è pari a 386 mila euro circa e risale al 7 giugno 2005. Fanno oltre 660 mila euro di mutuo, stipulato con la BNL, che scadranno fra il 2015 e il 2019. Con rate, supponiamo, non leggerine. Come le paga Antocri, che non svolge nessun’altra attività? Semplice. Con i canoni d’affitto dell’inquilino. Che è Italia dei Valori. Che riceve il finanziamento pubblico.
Tutto a posto? Qualcuno sta cercando di vederci chiaro. Tanto per cominciare, il sostituto procuratore della capitale Giancarlo Amato, sul cui tavolo tutta la vicenda è stata trasmessa dal procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, che aveva raccolto il durissimo j’accuse presentato a ottobre 2005 da Mario Di Domenico, avvocato e co-fondatore dell’associazione Italia dei Valori. Nel documento (vedi box di pagina 9) Di Domenico punta l’indice su «diverse condotte - a parere dello scrivente - tutte penalmente rilevanti e complesse». Gli addebiti a carico dell’attuale ministro del governo Prodi sarebbero - secondo Di Domenico - gravissimi: «dal raggiro alla truffa contrattuale per il fine dell’ingiusto profitto personale», «dall’appropriazione indebita alla truffa nei confronti dello Stato, per l’illegale ricorso al finanziamento pubblico ai partiti politici». Tutti reati documentati dall’avvocato in monumentali allegati all’esposto-denuncia. Sotto i riflettori, in particolare, due circostanze: in primo luogo la modifica dello statuto, definita da Di Domenico arbitraria, grazie alla quale attualmente Di Pietro risulta unico socio dell’associazione Italia dei Valori (tutti da leggere i verbali d’assemblea in cui il socio unico Di Pietro si convoca, discute con se stesso e si approva). E poi naturalmente la storia di Antocri e dei due cespiti immobiliari acquistati a Milano e Roma fra 2004 e 2005 ed affittati come sedi al partito. Tutte circostanze su cui Di Domenico, che era stato ascoltato dal procuratore Tarquini, chiede ora di far chiarezza. Ma non si rivolge solo al pm Amato. E’ datata infatti 9 ottobre 2006 la minuziosa missiva - rimasta finora top secret - in cui, ripercorrendo i principali passaggi della denuncia, Di Domenico pone la patata bollente all’attenzione del capo dello Stato Giorgio Napolitano, del premier Romano Prodi e del guardasigilli Clemente Mastella.
Altri destinatari del j’accuse sono poi l’ex procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio, oggi in parlamento, ed il battagliero fondatore del Cantiere per il bene comune Elio Veltri, fustigatore nei suoi libri di vizi e reati della politica, dall’Italia agli Stati Uniti, passando per l’Europa. Un paio di mesi fa insieme ad Achille Occhetto, altro esponente di punta del Cantiere, Veltri ha parlato al presidente Napolitano di questa delicata questione. L’incontro, che ha avuto carattere riservato, è avvenuto a Roma. Il capo dello Stato avrebbe suggerito di informare Romano Prodi. Ma la lettera inviata da Elio Veltri al premier - ben prima che sul governo si addensassero le nubi della crisi - non ha mai trovato risposta.
Sull’anomalia tutta italiana di un partito politico amministrato da un “socio unico” qualche chiarimento lo fornisce lo stesso Veltri. «Eravamo circa 300 persone - spiega alla Voce - a sfilare nel 1998 dinanzi al notaio Fanfani di San Sepolcro per dar vita all’associazione Italia dei Valori, che nasceva nel segno del cambiamento. Nel 2000, all’insaputa di noi associati, Antonio Di Pietro modifica lo statuto, trasferendo la gestione ad un comitato ristretto costituito da lui stesso insieme alla fedelissima Silvana Mura e allo stesso Di Domenico. Qualche tempo dopo chiede le dimissioni di entrambi e resta di fatto dominus incontrastato». La Mura, di professione ragioniera, assume nel partito le vesti di tesoriere e firma i bilanci fin dal 2001, quando cominciano ad arrivare - come abbiamo visto - le consistenti provvidenze pubbliche a titolo di rimborso per le spese elettorali.
«E’ assurdo - incalza Veltri - abbiamo passato anni ad attaccare Silvio Berlusconi per i suoi macroscopici conflitti d’interesse ed ora ce ne troviamo in casa uno grande come una portaerei». Un terreno viscido, sul quale arriva subito un’altra mina incandescente: Antocri. «Dopo aver letto l’esposto dell’avvocato Di Domenico - dicono alcuni fuoriusciti dall’Italia dei Valori - abbiamo cominciato a documentarci per capire fino in fondo quali erano, anche sul piano politico, le principali anomalie. Una riguarda per esempio quel mutuo da oltre 600 mila euro per completare il pagamento dei due immobili. In pratica quelle somme saranno riscattate grazie ai canoni d’affitto pagati dal partito». Il quale naturalmente attinge al finanziamento pubblico. Quanto alle somme anticipate da Antocri per l’acquisto, sarà il pubblico ministero Giancarlo Amato ad accertare se provengono anche queste dal finanziamento pubblico o da risorse personali dello stesso Di Pietro. E su questo punto la Procura stia già lavorando.
LA STRANA COPPIA
Ma non sono solo questi, i grattacapi che arrivano nottetempo a turbare il sonno di Antonio Di Pietro. Soprattutto nelle ore convulse della crisi di governo gli deve essere arrivato - e da diverse parti dell’Unione - il “pensiero” non proprio benevolo dei suoi compagni di governo, che difficilmente potranno perdonargli d’ever reclutato in quattro e quattr’otto e catapultato a Palazzo Madama un personaggio politicamente inaffidabile come Sergio De Gregorio. In quale, un minuto dopo, saluta il suo “mentore” e va a votare con la Casa delle Libertà, contribuendo in maniera decisiva a far traballare l’esecutivo Prodi. Un gioco delle tre carte tutto napoletano, che ha permesso allo scaltrito giornalista di balzare alla presidenza della Commissione Difesa e di porsi alla testa del Movimento Italiani nel Mondo, col quale punta a diventare - come di fatto è già avvenuto - l’ago della bilancia cui sono appese le sorti delle due coalizioni. «De Gregorio mi ha dato ampie rassicurazioni, che spero vorrà mantenere, di una condotta futura leale come senatore e come presidente della commissione Difesa nei confronti dell’Unione e a questo, per il momento, voglio attenermi».
Aveva provato a mantenere la calma dopo il voltafaccia, Di Pietro, ma la storia lo ha clamorosamente smentito. «Giuda era e giuda resta - tuona ora - con De Gregorio non abbiamo più nulla a che vedere». E tutti gli credono, si immedesimano nei panni del galantuomo tradito dal suo stesso epigono. Tu quoque, Brute... Ma Bruto, uscito dalla porta, torna dalla finestra. Anzi, se vogliamo essere precisi, in realtà quella finestra non l’ha mai lasciata. Si chiama Italia dei Valori, proprio come il partito, ed è ancora oggi il quotidiano ufficiale del dipietrismo (pronto perciò, come tutti gli organi di partito, a ricevere le generose provvidenze previste dalla legge). Fondato nei mesi caldi del feeling tra l’ex simbolo di mani pulite e il giornalista di provata fede craxiana (fu tra i primi ad accorrere sui lidi d’Hammamet), il quotidiano nasceva sull’onda dell’esperienza editoriale di De Gregorio, alla testa tutt’oggi di corazzate come Italiani nel Mondo reti televisive srl, con la bellezza di oltre 3 milioni di euro nel capitale sociale, e di Italiani nel Mondo Channel (2 milioni e passa). Dalla gerenza del quotidiano dipietrista De Gregorio (che ricopriva all’inizio la carica di direttore editoriale) è formalmente uscito. Resta però nel ruolo di amministratore unico della Editrice Mediterranea srl, il giovane esponente di una famiglia da sempre fedelissima al Verbo degregoriano.
Si tratta di Antonio Lavitola, cugino stretto di quel Walter Lavitola che col corpulento senatore-giornalista partenopeo aveva riesumato l’Avanti!, ottenendo, grazie all’ex gloriosa testata socialista, contributi pubblici che ancora nel 2005 ammontavano a ben 2 milioni e mezzo di euro (solo una domanda: ma l’Avanti! chi l’ha visto?). Quarant’anni, originario di Aversa, in terra natia Antonio Lavitola detiene saldamente il timone di numerosi business dai nomi altisonanti: si va dalla srl Caesar a La Sfinge, fino alla ambiziosa General Building (di cui risulta amministratore unico) che, potendo contare sul canonico capitale di appena 10 mila euro, ambisce addirittura a «realizzare porti, aeroporti, ponti, dighe, acquedotti, oleodotti, metanodotti e reti ferroviarie».
Intanto il giornale - quello che si chiama proprio Italia dei Valori - va. Dalla redazione romana di via della Vite rispondono che non si registrano interruzioni o disguidi: il quotidiano è diffuso in tutte le edicole d’Italia. E in apertura di prima pagina - ad esempio nell’edizione del 27 febbraio - spicca ancora, con tanto di foto, la rubrica dal titolo profetico “L’angolo di Di Pietro”. Ne sa qualcosa, il ministro, che dal sito ufficiale del partito ha preferito cancellare il link d’accesso al quotidiano preferendo indicare, come testata di riferimento, il ruspante periodico Nuovi Orizzonti con redazione a San Giorgio la Molara, nel profondo Sannio? O qualcuno è già pronto a “scippargli” anche il nome, dal momento che fra l’indirizzo internet della versione on line del quotidiano (italiadeivalori.info) e di quella del partito (italiadeivalori.it) ci corre solo un piccolo “info”?
Tutto campano, comunque, il parterre societario della Editrice Mediterranea. A detenere il capitale della srl sono infatti, insieme a Lavitola, l’altro aversano doc Tommaso D’Alesio, 41 anni, e due napoletani: il venticinquenne Marco Capasso e la new entry Guido Malatesta. Quest’ultimo era già socio di Antonio Lavitola nella srl Sud Immobiliare, con sede nel capoluogo partenopeo. E il direttore responsabile del quotidiano? Ne vogliamo parlare? E’ lei, la napoletanissima Delia Cipullo, poco più che trentenne, con solide basi professionali nell’Opus Dei (Pontificia Università della Santa Croce) e soprattutto trascorsi alla corte di socialisti vip come Gianni De Michelis. De Gregorio docet. Napoletani, infine, anche i capi ufficio stampa prescelti da Di Pietro al ministero di piazzale Porta Pia: si tratta di Gianni Occhiello, ex cameramen alla Rai di viale Marconi, e di Lucio Fava Del Piano. I passaggi roventi del j’accuse
ALCUNI FRA I PASSAGGI PIU’ SCOTTANTI dal j’accuse dell’avvocato e co-fondatore dell’Italia dei Valori Mario Di Domenico, contenuto in una missiva inviata al capo dello stato Giorgio Napolitano, a Romano Prodi, al guardasigilli Clemente Mastella, a Gerardo D’Ambrosio e a Elio Veltri, quest’ultimo fra i primissimi a scoperchiare il pentolone di Tangentopoli col libro “La Milano degli scandali” del 1991 ed oggi autore del documentatissimo “Il governo dei confilitti”. «Ho dato vita - ricorda Di Domenico - il 21 marzo 1998 e poi il 26 settembre 2000, unitamente agli onorevoli Antonio Di Pietro e ora onorevole Silvana Mura, al contratto di associazione per la costituzione dell “Italia dei Valori-Lista Di Pietro”, partito politico notoriamente nato e osannato dietro l’onda dell’evento socio-giuridico di “Tangentopoli”, di cui Di Pietro è stato considerato il popolare protagonista. Ho partecipato a quell’iniziativa perché, allora, ho creduto di poter contribuire alla formazione reale di un nuovo Stato di diritto: quello che spero e vorrei ancora lasciare in eredità ai miei figli». Poi passa subito all’attacco. “E’ trascorso circa un anno - scrive Di Domenico - da quando ho presentato esposto-denuncia alla procura della repubblica di Brescia contro i miei ex compagni fondatori del partito politico. Ritenni la competenza della procura di Brescia perché il tesoriere, nonché legale rappresentante dell’associazione partitica (Silvana Mura, ndr) risiede in quel distretto di giustizia.
L’esposto-denuncia era articolato su diverse condotte - a parere dello scrivente - tutte penalmente rilevanti e complesse: si trattava delle arbitrarietà, quindi illegalità, commesse dai dirigenti dell’Italia dei Valori-Lista Di Pietro, costituita e composta da soli tre soci, per volere del presidente: l’on. Di Pietro (presidente), l’on. Mura (tesoriere) ed il sottoscritto (segretario). Sono stato ascoltato più volte e per diverse ore dal procuratore capo di Brescia Giancarlo Tarquini e dai suoi sostituti. L’informativa di reato è stata protocollata al procedimento numero 20097/2005. Gli addebiti nei confronti dei miei compagni di partito erano del resto gravi». Quali? Nell’esposto si parla fra l’altro di «raggiro», «truffa contrattuale per il fine dell’ingiusto profitto personale», «abuso della personalità giuridica», «appropriazione indebita», «truffa nei confronti dello stato per l’illegale ricorso al finanziamento pubblico ai partiti politici»: tutti «argomenti articolati, complessi, difficili raccolti in circa 100 allegati, 1000 pagine di atti e 150 pagine tra memorie e motivi aggiunti». La procura di Brescia, comunque, passa la patata bollente a quella di Roma, per motivi di “competenza territoriale”: e l’inchiesta continua.
Così, dal canto suo, prosegue la ricostruzione dell’ex socio ed amico: «Nel frattempo ha indagato anch’io, ho appurato e riferito al pm Amato che il presidente di IDV Di Pietro ha, nelle more, arbitrariamente modificato lo statuto dell’associazione, di talchè essa risulta, tuttora, costituita e rappresentata da un unico socio: l’onorevole Antonio Di Pietro. Tanto è vero che lo scorso bilancio di esercizio è stato approvato con delibera dell’associazione all’unanimità, dal solo ed unico socio Di Pietro. Non solo, ma a ben leggere lo statuto, così modificato, si è potuto ancora avere conferma del fatto che l’associazione IDV (che prende finanziamento pubblico dallo stato) è organismo autonomo e distinto dal partito politico (che partecipa alle elezioni con un gruppo di candidati), anche se reca ambiguamente lo stesso nome IDV e usa lo stesso contrassegno o simbolo elettorale, per il quale peraltro pende altro giudizio dinanzi alla magistratura civile di Roma per l’accertamento della proprietà, della contraffazione e uso illecito dello stesso, in quanto di proprietà del Movimento dei Valori». Così continua l’esposto-denuncia. «Mi domando e vi chiedo: ma di chi sono tutti quei soldi versati a IDV ed al Gruppo, non sono forse soldi che l’erario raccoglie dalle tasche dei cittadini?». L’avvocato-furioso passa quindi a sottolineare le ambiguità contenute, a suo parere, nello statuto di IDV, per cui «gli organi del partito non interagiscono assolutamente con gli organi dell’associazione». Inoltre «il partito politico IDV consiste di vari aderenti con propria assemblea, organi collegiali e autonomia finanziaria nonché diversa rappresentanza legale (il tesoriere Silvana Mura) e coincidente dirigenza presidenziale (Di Pietro)». Gli ultimi due, Mura e Di Pietro, «hanno poi partecipato alla costituzione di una società di capitali denominata AN.TO.CRI srl., in cui socio unico era ed è Di Pietro, mentre membri del consiglio d’amministrazione sono (o sono stati all’atto costitutivo), il tesoriere dell’associazione Silvana Mura nonché del partito politico IDV e tal Claudio Bellotti (compagno di vita o coniuge della Mura)». “Ebbene: nel breve volgere di un solo anno 2004-2005 la An.to.cri., capitalizzata per soli 50.000 euro, ha acquistato, al centro di Milano, un appartamento di 9,5 vani (valore supponibile almeno 900.000 euro) e poi al centro di Roma, altro appartamento di 10,5 vani (valore supponibile almeno 900.000 euro). Si è anche appurato - prosegue l’esposto dell’avvocato Di Domenico - che le uniche due sedi locate dall’associazione Italia dei Valori e per le quali corrisponde l’affitto si trovano una Milano e l’altra a Roma e cioè nei suddetti appartamenti di proprietà della An.to.cri».
Rita Pennarola - 12/3/2007
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=9464
:)
siccome la bimba se ne sta a Berlino (al freddo e al gelo, dice lei...), mi devo occupare di questo qui, ma, tra formazione da ricevere e formazione da erogare, ho anche un po' di tempo per scrivere qualcosa di più strutturato del solito.
e di cosa scrivere, se non di Paperopoli?
allora, Uòlter ha dichiarato di voler andare alle elezioni da solo. Scelta legittima, naturalmente, oltretutto sostenuta dal ragionamento (assolutamente condivisibile) secondo cui il Sistema e gli Elettori non sopportano più coalizioni raffazzonate che non consentono la governabilità. Meglio quindi giocarsi tutto di fronte ai Cittadini e che decidano loro.
nobile intento, che però richiederebbe, se non altro, un minimo di coerenza.
ma ecco che compare l'unica, possibile, eccezione.
i socialisti?, i radicali?, no: l' Italia dei Valori del commissario Di Pietro.
dov'è la coerenza?
la società del commissario Di Pietro è più organica ai programmi e ai valori del PD, ad esempio, dei radicali?
non sembra, a giudicare dalle testimonianze di ex-sodali del commissario rese ai microfoni di Radio Radicale (giustizialismo, gestione privatistica dei finanziamenti pubblici, personalismo, rapporti con personaggi non del tutto trasparenti).
forse, il punto è che il commissario Di Pietro è uno che, in cambio di qualche complice silenzio, porta voti e non rompe i coglioni.
eccola, la parola magica: rompicoglioni.
i radicali, invece, i coglioni li rompono. nel senso, un tantìno più nobile, di quelli che gli impegni li rispettano, le cose le dicono come stanno, non si vendono, insomma, per trenta denari.
ed ecco che Fassino (che a me non sta antipatico, anzi), sulla Stampa, se ne esce con la storia trita e ritrita di Emma Bonino che sarebbe "altro" rispetto ai radicali. quindi: benvenuta Emma, ma senza Pannella.
perchè? ma perchè la Bonino ha dato prova di competenza, serietà, affidabilità: fa audience. come potrebbe, un politico navigato, dire NO ad un personaggio del genere?
dimenticando (o volendo dimenticare), povero Fassino (anzi: poveraccio) e tutti gli altri (compreso Uòlter che le telefona per dirle: "Vieni, ma senza Marco"), che Emma è stata ed è RADICALE.
la sua storia e il suo presente, quello sono, non altro.
e infatti, Emma gli risponde "Non sono un'accattona", mentre Pannella lo accusa di dire "imbecillità" (quindi, di essere un'imbecille).
senza contare che qualcuno fa presente: "Ma le posizioni della Binetti sono più coerenti col PD di quelle dei radicali?".
ecco, però, che escono allo scoperto alcuni che non sono disposti a sottoscrivere l'imbecillità di Fassino (e di Uòlter): Sofri per primo, poi Vincenzo Cerami (responsabile Cultura della Segreteria Veltroni), Barbara Pollastrini, Parisi, la Melandri, Ignazio Marino, Raffaele La Capria, Enzo Bianco, per arrivare a Disegni (l'inventore del maanchismo crozziano), Ricky Tognazzi ed Edoardo Bennato.
sapranno Uòlter e Fassino rinunciare alla loro imbecillità e dare ascolto ai consigli della ragione?
ai posteri...
intanto, in assenza di risposte positive dell' Obama de Noantri, parecchie decine di dirigenti e militanti laici, socialisti, liberali, radicali ripropongono l'ennesimo appello perchè le ragioni della RnP non muoiano e, anzi, si rafforzino per dare un futuro migliore a questo Paese.
qui si è firmato, naturalmente.
la situazione, come si dice, è fluida.
stiamo a vedere.
:)

sulle inevitabili e prossime elezioni, mi pare che Adriano Sofri sul Foglio di oggi dica cose che (comunque la si pensi) siano assolutamente condivisibili.
"Trovo assai istruttiva, quanto all’assurdità o peggio dei tempi, la polemica sul bando dei radicali da parte del Partito democratico.
Un po’ per lealtà, un po’ perché se ne aspettavano molto meno che gli altri commensali (con quella formula pannelliana, i Capaci di tutto contro i Buoni a nulla) i radicali sono stati i più fedeli partecipi della vicenda del governo Prodi, e i meno inclini agli ultimatum e ai calcoli di botteguccia. Emma Bonino si è guadagnata, come ogni volta che le venga affidato un incarico di fiducia - come il soldato Nemecsek, pronto a immergersi nella vasca dei pesci rossi, se la consegna è quella - l’apprezzamento di tutti gli osservatori in buona fede. Ai radicali si deve in misura decisiva il più prestigioso dei rari meriti di cui il governo può andar fiero, il voto all’Onu perla moratoria sulla pena di morte. Ai radicali è stato fatto il torto evidente - e come tale riconosciuto in pubblico da alcuni fra i più autorevoli giuristi, in privato da tutti - di sottrarre i seggi in Senato che la lettera della legge, cioè la legge, assegnava loro, capaci oltretutto di dare al governo quella infima maggioranza che ne avrebbe protratto l’esistenza.
In una esperienza governativa lungo la quale le cose buone sono state realizzate non grazie ma nonostante o contro la coalizione di governo, e la consumazione di una maggioranza si è bruciata fino alla mortificazione e al rigetto di un intero popolo, e l’opposizione è cresciuta come un pallone gonfiato senza prendere alcuna iniziativa degna di memoria, e anzi dando prove intestine di meschinità madornale e sbandierando dalla prima ora fantastici proclami di illegittimità del risultato elettorale, i radicali hanno fatto la loro parte costruttivamente facendosene un punto d’onore, come gli ultimi giapponesi di una guerra perduta. Nel corso di questa esperienza, e già alla sua vigilia, hanno ampiamente dissipato una rischiata confusione fra l’americanismo, che rivendicano, e il bushismo, e fra il liberismo, che rivendicano, e la legge della giungla. Vantando a ragione una estraneità ai vizi castali, e anzi una primogenitura nella denuncia della partitocrazia, si tengono alla larga dalla cresta d’onda demagogica. Hanno auspicato costantemente e vigorosamente indulto e amnistia, e non se ne sono pentiti ipocritamente quando piovevano pietre forcaiole. Hanno sostenuto, con l’esempio della vita e della morte di militanti e dirigenti politici che dalla loro solidarietà hanno tratto e soprattutto dato forza, da Luca Coscioni a Piergiorgio Welby, battaglie tra le più essenziali per una nobile idea della politica.
Quanto all’aborto, solo una confusione fra la dolorosa libertà di scelta personale delle donne e l’infamia delle demografie coercitive di stato può ricacciare su trincee opposte e accanite persone accomunate da un intimo amore per la vita. I radicali sono laici, ma questo non dovrebbe guastare in nessun partito, tanto meno nel Partito democratico. Qualcuno di loro sarà anche mangiapreti, ma i preti contemporanei hanno a loro volta appetito da vendere.
Insomma, la mia opinione è che l’idiosincrasia per i radicali sia una brutta malattia, che per giunta vede loro come ammalati dal cui contagio guardarsi, Ora, in un serio partito che voglia fare da sé, ed essere davvero aperto, l’unico veto accettabile è quello contro chiunque voglia imporre veti alla partecipazione altrui. I radicali non lo fanno. Questa almeno è la mia opinione."
:)
ma cosa è davvero successo in questi giorni alla Sapienza?
il Rettore ha invitato il Papa all' inaugurazione dell' Anno Accademico.
poteva farlo? certo, che poteva
doveva farlo? no, non era tenuto. la sua è stata una scelta (una scelta politica, trattandosi di un rappresentante istituzionale). e, come tutte le scelte, sottoposta ad un giudizio di merito (sono d'accordo, non sono d'accordo).
67 docenti (o ex-docenti) hanno chiesto al Rettore di tornare sui suoi passi.
potevano farlo? mi pare scontato: certo che sì. in questo Paese vige la libertà di parola e di coscienza (ancora). quindi, perchè non avrebbero potuto?
a quel punto, qualche decina di studenti della Sapienza ha còlto l' occasione e ha dichiarato che avrebbe contestato in qualsiasi modo la visita del Papa.
potevano farlo? certo: vale quanto detto per i docenti.
poi, il Papa, preso atto delle polemiche attizzate dalla sua ventilata presenza, ha deciso di non farsi vedere.
scontata la sua libertà di pensare e di agire (del tutto eguale a quella del Rettore, dei 67 docenti e di qualche decina di studenti) ha fatto bene, se così ha ritenuto.
quel che davvero non è ammissibile è che tutto questo venga fatto passare per censura, per fondamentalismo, per violenza o intolleranza.
prima di tutto, stiamo parlando di una persona (il Papa) che ha giornalmente la possibilità di liberamente far passare il suo messaggio (un paio di testate in libera vendita fanno direttamente riferimento a lui e/o ai suoi collaboratori, quasi tutte le altre pubblicano con grande rilievo, quotidianamente, il suo pensiero e le sue prese di posizione su ogni argomento, i sette maggiori canali televisivi gli dedicano maggiore spazio che non al Governo o alle forze politiche).
stiamo quindi parlando di una persona che, giusto o sbagliato che sia, ha a propria disposizione ogni canale informativo (per il resto dell' Europa è sbagliato, se è vero - come è vero - che fuori dall' Italia questo spazio mediatico se lo sogna).
far passare quest' uomo per uno che viene censurato è più che strumentale: è illogico.
a maggior ragione se è lui che decide di rinunciare e non se viene costretto a rinunciare (Lama, in un certo senso, fu censurato, non certo il Papa).
per quale motivo, in un Paese democratico, chi giudica incongruo l'atto di un' Istituzione può essere definito intollerante, o fondamentalista?
in democrazìa esiste la libertà di opinione (per un Papa, naturalmente, ma anche per tutti gli altri Cittadini, che siano professori universitari, studenti, lavoratori o disoccupati).
a maggior ragione in un' Università, luogo per eccellenza di dibattito, di scontro ideale ed intellettuale, di confronto delle idee.
cosa avrebbero dovuto fare, quei docenti?
tacere?
domando ai nostri paladini dell' Occidente all' amatriciana, e se si fosse trattato di Ahmadinejad (come è successo alla Columbus University)? in tale eventualità, avrebbero apprezzato il silenzio o lo avrebbero stigmatizzato?
infine, gli studenti.
per loro, vale lo stesso discorso generale del Papa e dei docenti.
perchè avrebbero dovuto tacere?
e se, pur potendosi ragionare del come (ma non certo del se), cosa hanno, in realtà fatto?
nulla, se non qualche folcloristica e innocua rappresentazione.
hanno preannunciato (sbagliando, secondo me, perchè non sempre quel che è giusto è anche opportuno): null'altro.
semmai, ci sarebbe da chiedersi quanto davvero quegli studenti (poche decine, è bene ricordarlo) abbiano davvero a cuore la laicità del nostro Stato. e quanto, invece, quella laicità sia, per loro, solo un pretesto.
una cosa è certa: Ratzinger ha vinto.
senza alcun motivo reale, è riuscito a farsi passare per censurato.
con la collaborazione attiva di quei quattro studenti e di quella, ancor più pesante, di quasi tutte le forze politiche (in primis del centro-sinistra, che delle cagnare dei clerico-fascisti potevamo prevedere in largo anticipo) è riuscito ad accreditarsi come vittima di un sacrificio inesistente.
noi laici (per quanto mi riguarda, preferisco laicista, ché implica un quid di malvagità in più...) abbiamo perso.
ancora una volta, ci siamo fatti trascinare dalla chiacchiera, dalla demagogìa, dall'ideologìa.
senza riuscire a fare chiarezza, e a smascherare un giochetto che a tutti (a tutti coloro che non sono in malafede) dovrebbe apparire senz' ombra di dubbio per quel che è: un imbroglio.
:)

la domanda è:
ma se a Luca Casarini sono state riconosciute le attenuanti perchè ha agito per motivi di particolare valore sociale e morale quando, nel 2003, bloccò i treni che trasportavano materiale bellico, agli incendiari di Pianura glie lo vogliamo dare almeno un David di Donatello?
non sarà mica un raccomandato, quello lì?
:)

Buon Anno a chi passa di qua, per caso o per piacere.
Buon Anno a Nessuno Tocchi Caino, ricordando il grande successo della moratoria sulla pena di morte, perchè sia solo l'inizio.
Buon Anno al figlio di Benazir Bhutto, sperando che abbia più fortuna della madre.
Buon Anno agli Irakeni che potranno, se lo vogliono, essere una vera democrazia.
Buon Anno a Israele, come sempre, e buon Anno ai Palestinesi, che potrebbero, se lo volessero, diventare una democrazia.
Buon Anno ai Cinesi, sperando che vogliano, un giorno, diventare una democrazia.
Buon Anno ai monaci cambogiani, dei quali tutti sembrano essersi dimenticati.
Buon Anno alla gente di Cecenia, della quale nessuno sembra più sapere nulla.
Buon Anno alle famiglie dei morti della Thyssen, sapendo che non lo sarà ma sperando che siano gli ultimi.
Buon Anno a Radicali Italiani, sperando che voglia, sappia e possa rilanciarsi.
Buon Anno a Mina Welby, e basta.
Buon Anno alla Rosa nel Pugno, convinto, nonostante tutto, che non sia del tutto avvizzita.
Buon Anno a Daniele Capezzone, convinto, nonostante tutto, che sia ancora un Compagno.
Buon Anno a Uòlter Veltroni, convinto, nonostante tutto, che non voglia essere servo della Curia.
Buon Anno al Pastore Tedesco, convinto, nonostante tutto, che voglia tornare a fare il Suo lavoro, e finirla di impicciarsi sempre dei cazzi miei.
Buon Anno alla CEI, convinto, nonostante tutto, che voglia essere episcopale senza bisogno di asservire un poveraccio come Uòlter Veltroni.
Buon Anno ai Credenti (perchè li invidio) e ai Laici (perchè li amo).
Buon Anno a Radicali Roma, sperando che possa far tesoro di anni importanti e contribuire a fare di questa Città la Capitale della Laicità, oltre che quella della Cristianità.
Buon Anno a tutti i miei Compagni (anche a quelli che non mi ritengono tale) e a tutti i miei Amici (anche a quelli che hanno dimenticato di esserlo).
Buon Anno al mio amico M., perchè spero che ce la faccia.
Buon Anno a quelli che credono li abbia dimenticati, perchè non è vero.
Buon Anno a mio figlio, che spesso sembra essere diventato mio Padre.
Buon Anno alla Bimba, che ha cambiato la mia vita e che spero, prima o poi, di poter ripagare.
E buon Anno anche a me, se permettete.
Buon Anno, davvero.
:)
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