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giovedì, 29 settembre 2005
non è colpa degli spaghetti.






l'ultima newsletter di Casaleggio & Associati, mi comunica una notizia di non poco conto.
al Laboratoire de Modélisation en Méchanique di Parigi pare abbiano risolto un annoso problema, di cui si era gia occupato Richard Feynman, padre della teoria dei quanti e Premio Nobel per la Fisica.

il punto è (o era):

perchè, mentre l'acqua ormai allegramente bolle, e cerco di spezzare in due un fascio di spaghetti, non mi riesce mai di spezzarli a metà, ma, anzi, ne risultano anche dei frammenti non prevedibili e che si spargono per tutto il pavimento della cucina?

il quesito riguarda, fondamentalmente, chi àbita da Arezzo in su: i nordici, i Polentoni (diremmo noi Terroni), giacchè da queste parti, per tradizione, gusto ed amor di campanile, gli spaghetti si ficcano in pentola interi. e guai a chi si azzarda anche solo a provarci, a spezzarli!

ma tant'è: la Scienza non si ferma dinanzi a nulla e quindi anche i Polentoni, ora, hanno il loro perchè.

ora, io di fisica non capisco nulla, tantomeno di francese, sebbene riesca, se mi applico, a cucinare degli ottimi spaghetti tonno, olive e càpperi (forse perchè non li violento tentando di spezzarli a metà).
quindi non vi annoierò con la teorìa.

ma i filmati che potete vedere qui mi hanno convinto.
su formule e grafici, che invece sono qui, non mi pronuncio.
preferisco darli per buoni. sulla fiducia.
parbleu! son pur sempre degli scienziati!

:)

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varie & eventuali, ossignùr

leggi e legalità: diamo i numeri? massì.

 

L’Italia paradiso di illegalità. I radicali sanno combatterla.

• da Il Riformista del 28 settembre 2005, pag. 2

di Michele Ainis (*)

C'è una ferita alla legalità in Italia? I radicali lo sostengono da tempo; ma lo sostengono, e lo documentano, varie altre fonti. Secondo Transparency International il grado di legalità in Italia è appena un gradino sopra la Nigeria, e però l'ultimo in Europa. Cresce l'evasione fiscale: l'Istat la misura al 7,1% del pil, che in soldoni significa 200 miliardi di euro scuciti dalle casse dello Stato. Nel Mezzogiorno un lavoratore su 4 è in nero, e in generale il lavoro sommerso tocca ormai quota 3,5 milioni di persone. La pirateria informatica copre il 75% del software con cui girano i nostri computer (la media europea è del 35%). Negli ultimi 4 anni le truffe hanno raggiunto il picco (+69%), e in questa cifra c'è di tutto: dalle cure dimagranti al prefisso 709, dai viaggi «tutto compreso» ai trucchetti delle assicurazioni o delle banche. Nelle spiagge del Lazio si registra un abuso edilizio ogni 1.000 metri. A Catanzaro si è concluso con una promozione in massa l'esame d'avvocato dove 2.585 candidati avevano copiato pari pari lo stesso compitino. Legambiente ha appena denunziato un'impennata della caccia di frodo: viene allegramente praticata in 11 parchi nazionali, dall'Abruzzo al Friuli, tanto solo un bracconiere su 20 ne paga poi le conseguenze. 

 Del resto la giustizia negata costituisce l'altra faccia della legalità negata. È un fenomeno che conosciamo tutti, e al quale ci siamo ormai ampiamente rassegnati. Ma sta di fatto che su un milione e mezzo di furti che ogni anno si registrano in Italia, c'è un colpevole con nome e cognome soltanto nel 3% dei casi; il restante 97% descrive altrettanti delitti senza castigo, come avrebbe detto Dostoevskij. E sta di fatto inoltre che la durata media dei nostri processi è di 116 mesi (lo standard europeo è 69 mesi), col corollario che per riscuotere un assegno a vuoto in Italia servono 630 giorni (negli Usa 49); che per sfrattare un inquilino di giorni ne passano 645 (contro i 181 della Francia); che ci tocca aspettare un lustro (per la precisione: 1.867 giorni) per vederci riconosciuti i danni d'un incidente stradale, e non meno di 6 anni per una disputa ereditaria. Quando va bene, dato che a Torino il giudizio per un'eredità si è trascinato per 44 anni (dal 1958 al 2002). E sta di fatto infine che nel solo 1998 i reati prescritti sono stati 130.000: un'amnistia di fatto, anch'essa frutto della nostra lentezza giudiziaria. 

 Non c'è allora da sorprendersi se il Rapporto Eurispes 2003 attesta che oltre la metà degli italiani (il 53,9%) non crede più nella giustizia, e ancora di meno (il 37,6%) nel Parlamento. Anche perché la malapianta dell'illegalità non cresce solo al di fuori del Palazzo, della cittadella del potere. Viceversa in Italia la legge viene elusa perfino da chi dovrebbe farla rispettare. Ancora qualche dato, qualche esempio: 4 comuni su 10 non rispettano le quote di accesso al lavoro per le persone handicappate. A 15 anni di distanza dal varo della normativa che garantisce il diritto d'accesso verso gli atti delle amministrazioni pubbliche, 7 enti locali su 8 risultano tutt'oggi inadempienti. Il 6 giugno scorso il ministro Pisanu ha varato per decreto una serie di misure contro le violenze negli stadi; ma in agosto, quando è iniziato il campionato, la stragrande maggioranza degli stadi era ancora fuorilegge. Insomma in Italia la legge non si applica bensì piuttosto si disapplica, oppure si proroga, si deroga, si deforma con interpretazioni «creative» che in sostanza aggirano le maglie della legge e ne violentano la lettera. Nei massimari di giurisprudenza capita perfino d'incontrare la figura dell'interpretazione «abrogatrice»: come a dire, da qualche parte c'è una legge, il Parlamento non l'ha mai cancellata, ma un giudice o un'amministrazione la fanno sparire con un gioco di prestigio. E qui ogni riferimento alle due norme che puniscono la propaganda astensionistica nelle consultazioni referendarie non è affatto casuale. 

 E c'è poi un paradosso, anche se il paradosso è tale solo in apparenza. Perché questa diffusa inosservanza delle regole - da parte dei cittadini così come da parte di chi ha la responsabilità di farle rispettare - si verifica proprio mentre le regole sono un fiume in piena, al punto che nessuno sa con precisione a quanto ammonti il numero degli atti legislativi che abbiamo sul groppone: la stima più attendibile li misura in 50.000, ma c'è anche chi raddoppia o triplica questa cifra già di per sé considerevole. Eppure in tale giungla s'annidano all'incirca 35.000 tipi di reato, con la conseguenza che ciascuno di noi corre il rischio d'essere inquisito per infrazioni delle quali non sospetta neppure l'esistenza. Eppure nel diritto edificato dalla patria del diritto trovano ancora posto fossili risalenti all'Ottocento, o altrimenti norme bislacche come quella che regola la costituzione di pegno sui prosciutti (legge n. 401 del 1985), o la lunghezza massima delle banane e dei cetrioli (stabilita da due provvedimenti adottati rispettivamente nel 1994 e nel 1988). 

 Ecco, questa è una delle tante promesse tradite dal governo Berlusconi, che a suo tempo aveva solennemente garantito la semplificazione del troppo diritto che ci invade (punto 3 delle «Cinque grandi missioni per cambiare l'Italia»). Ma sta di fatto che la legge «annuale» di semplificazione è latitante da 2 anni, e insieme ad essa la speranza di sfoltire il bosco delle leggi, di tagliarvi i rami secchi,dato che le Camere v'impegnano lo 0,02% del loro tempo di lavoro. Eppure le ore di seduta che si tengono a Montecitorio e a palazzo Madama non sono affatto inferiori alla media delle altre assemblee legislative dell'Unione europea. Il guaio è che questo tempo viene trascorso per lo più approvando discipline settoriali, localistiche, di finanziamento verso enti, eventi ed accidenti; e infatti tali leggi coprono il 78,9% della produzione normativa. La più insospettabile? Quella sul «gozzo endemico», pubblicata il 20 aprile. Ora aspettiamo la legge sulla gobba. La più logorroica? L'ultima finanziaria, che inanella 593 commi in un solo articolo di legge: un vero e proprio record del mondo, tanto che la stessa finanziaria, a mo' di rimedio, è arrivata ad inventarsi (al comma 168) un «Commissario straordinario per la vigilanza sul comma». 

 C'è sempre una vittima, anzi una doppia vittima, quando l'illegalità si trasforma da eccezione in regola. In primo luogo l'idea di libertà. Come diceva Montesquieu, non c'è libertà al di fuori della legge. E argomentava con queste parole la sua massima (libro XI, capitolo III, dell'Esprit des lois): «La libertà è il diritto di fare tutto quello che le leggi permettono; se un cittadino potesse fare quello che esse proibiscono, non vi sarebbe più libertà, perché tutti gli altri avrebbero del pari questo potere». In secondo luogo ne rimane vittima l'eguaglianza, o per meglio dire la giustizia. Questo perché se il diritto si trasforma in giungla, chi ci rimette sono i deboli. «Le grida son tante!» - esclama un personaggio di Manzoni - «e il dottore non è un'oca: qualcosa che faccia al caso mio saprà trovare». E infatti le nostre normative sono sempre più spietate con i deboli, e viceversa cieche con i forti. Succede così che a Como un barbone sorpreso a rovistare tra i rifiuti sia stato denunziato per furto di cosa pubblica. Che un addetto ai bagagli di Linate venga condannato a 7 mesi di galera per aver rubato tre pezzi di formaggio. Che nel luglio scorso al tribunale di Macerata una nonnina di 98 anni si sia vista rinviare il processo al 2010. Che a Milano un marocchino venga processato per una truffa da 28 centesimi, impegnando per mesi magistrati, cancellieri, traduttori. 

 Ecco perché c'è bisogno di chi si faccia sentinella della legalità: la lotta per la legalità è una lotta per la libertà e per la giustizia, ed è quindi fra gli obiettivi più alti che una forza politica possa darsi.

(*) Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico - Università di Teramo.

via Notizie Radicali.

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rassegna stampa, cutténpast

mercoledì, 28 settembre 2005
io sto con Kate Moss.




come si evince dal titolo, questo post è caldamente sconsigliato a moralisti, perbenisti, ipocriti, teo-cons, paternalisti, assolutisti culturali e lettori del Foglio.
essi, con tutto il rispetto, possono tranquillamente astenersi e leggere qualcos'altro.

dicevo che sto con Kate Moss:

- perchè è una gran gnocca, e gia sol per questo le voglio bene.
- perchè la vita di Kate Moss è sua e ne fa quello che ritiene più opportuno.
- perchè se, come dice Natalia Aspesi, è considerata una professionista inattaccabile e si fa di coca dall'età di sedici anni, è la prova vivente del fatto che il problema non è la sostanza, ma come uno riesce a gestirla.
- perchè penso che se le motivazioni profonde sono l'abitudine, la perdita di un genitore, l'essere sempre "in palla" o la depressione o altro, a noi non ce ne dovrebbe fregare niente. ognuno reagisce ai colpi della vita come meglio crede, o può.
- perchè il fatto che una buona parte dei suoi soldi sia andata nelle tasche della criminalità organizzata non è colpa sua, né della sostanza, ma delle leggi degli Stati in materia.
- perchè farsi di coca è bello.
- perchè paragonare un tiro di coca ad una passeggiata, o ad un bignè al cioccolato è da imbecilli o, quantomeno, da ignoranti.
- perchè ci si può fare di coca per tutta la vita senza dilapidare patrimoni, scippare vecchiette o diventare un Canaro.
- perchè pippare non è uno status symbol, come ai bei tempi dell' Avvocato, ma una delle innumeri e diverse modalità dell'esistenza.
- perchè credo che dovrebbe esistere una certa qual differenza tra il peccato ed il reato. e comunque il peccato è per chi ci crede, non per tutti.
- perchè penso, come dovrebbe chiunque si definisca liberale, che "senza danni a terzi, non esiste crimine".
- perchè c'ho un figlio di ventiquattr'anni e, col padre che si ritrova, stenta perfino a farsi una canna. l'unico vizio che ha sono le Marlboro. e trombare.


postfazione, non off-topic:
mi piacerebbe tanto vedere cosa fa la dolcissima e intrigantissima Guia Soncini dopo un paio di piste di quelle giuste.
purtroppo, rimarrà sempre un pio desiderio.

:)

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varie & eventuali

martedì, 27 settembre 2005
gli appestati.




Dichiarazione di Fiuggi, dei soggetti promotori della Convenzione "laica, socialista, liberale e radicale"

Fiuggi, 24 settembre 2005
Lo Sdi, Radicali Italiani, l'Associazione Luca Coscioni, la Federazione dei giovani socialisti decidono di trasformare il patto di consultazione già siglato ad agosto in un Coordinamento politico ed elettorale.
A questo scopo, gli organi dirigenti delle quattro organizzazioni sono costituiti in un Comitato di coordinamento, con gli obiettivi, entro il 15 novembre:

-di definire le altre, prossime tappe -anche formali- della costituzione del nuovo soggetto politico socialista, liberale, laico, radicale;
-di individuare nome e simbolo del nuovo soggetto politico;
-di definirne programmi e obiettivi di iniziativa in Parlamento e nel paese, a partire dal documento di ingresso alla Convenzione di Fiuggi.

Questo processo è naturalmente aperto ai compagni del Nuovo Psi, non appena avranno maturato le loro scelte congressuali.




ed ecco che a Paperopoli (quella dell'informazione e quella della politica) si àgitano le acque. un po' come nei formicai, in cui tutto procede con ordine geometrico finchè qualcuno non ci mette il piede sopra. allora, tutti a correre di qua e di là in modo freneticamente disordinato.
quasi che questa assemblea non fosse stata da tempo annunciata, e preceduta da riunioni, dichiarazioni, conferenze stampa.
ma, si sa, a Paperopoli...

ecco, dunque, un po' di formiche impazzite, prese a caso.

il Prodino dichiara che non è consigliabile ingerirsi nel processo di riunificazione dei socialisti (uhmmm...e i radicali?), dimenticando di spiegarci come e a che titolo avrebbe potuto farlo.

Fassino dichiara "Siamo pronti a camminare insieme". che è una bella frase, ma ai radicali non accenna. poi corregge, rettifica, specifica...ma vabbeh: Fassino ha studiato dai gesuiti (l'ha detto lui, eh?), quindi...

coerente, il garante della moralità dell'Unione. quel Mastella che gia aveva dichiarato "O loro o noi" (rischiando che, se insiste troppo, prima o poi, qualcuno gli risponda "loro"), rilancia. con il consueto e poetico acume politico dice "Pannella porta jella". luminoso esempio di approfondita analisi.

il Castagnetti (Margherita), invece, ci spiega le sue preferenze.
"Bene l'unità socialista, un problema l'ingresso dei radicali". con il che si capisce che, per lui, va bene De Michelis (ex componente, a pieno titolo, della CDL), ma chi nella CDL non ha mai avuto nemmeno uno strapuntino no: loro non vanno bene. edificante esempio di antiberlusconismo militante.

la Rosibbindi (sempre Margherita)...beh...dalla Socci de sinistra che v'aspettavate?
"Dai radicali ci dividono questioni programmatiche serie, scelte ideali e culturali". e vivaddìo!, verrebbe da rispondere.
ma, se uno è curioso, gli viene anche la domanda "Scusi, Miss, ma quali sono le scelte ideali e culturali che l'accomunano, chessò, ad un Grillini, ad un Bertinotti, ad un Pecoraro?". non pervenuta (ma, forse, prevenuta).

una carrellata veloce, certo, una sintesi estrema.
di certo carente e fallace. ma la sensazione è sempre la stessa: in questo Paese ci sono degli appestati, dei corpi estranei, degli alieni, con i quali pochi hanno il coraggio di fare i conti: non l'informazione, non il mondo politico.
gentaglia pericolosa, da prendere con le pinze, mine vaganti, destabilizzatori.
gente che del politically correct se ne sbatte i coglioni e dice chiaro e tondo come la pensa sui problemi e sul come tentare di risolverli.
gente alla quale puoi per anni rimproverare di non aver fatto una scelta di campo (o, addirittura e in modo fantasioso, di averla fatta sbagliata), ma, quando la fanno, gli alzi contro le barricate.

ecco, mi piacerebbe capìre cosa ne pensa, di tutto questo, la ggente de sinistra.

sarebbe interessante.

:)

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politica

comunicazione.


còlta al volo davanti al bar.

la Bella Signora e il Bel Ragazzo escono, e si accendono una sigaretta. nel mentre, sfogliano il giornale.

BR:
"mi scusi se la importuno, non vorrei che pensasse male di me, ma glielo devo proprio dire: lei ha una voce assolutamente affascinante. io sono molto sensibile al tono di voce. eppoi, vedo che abbiamo diverse cose in comune. leggiamo lo stesso giornale, non è che siamo poi molti, fa piacere. e ci piace fumare una sigaretta in pace dopo il caffè. insomma, di questi tempi, noi fumatori siamo un po' come una tribù indiana ridotta in riserva, no? una giornata splendida, oggi, non trova? una giornata rara..."

BS (alza gli occhi dal quotidiano, tira una boccata dalla marlboro, lo guarda con aria interrogativa):
"mi spiace, ma non ho spiccioli"

BR (perplesso):
"ah..."

:)


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arredo urbano

premesse.




argomento: i divi e la cocaina.

cassiera del discàunt:
"...penso che il problema siano i soldi...guadagnano troppi soldi e poi non sanno che farci..."

cliente del discàunt:
"eh, sì...troppi soldi..."

cdd:
"...però è difficile giudicare...chissà..."

cdd:
"...sì, sì, giusto...è difficile giudicare...io non giudico mai...non per giudicare, ma quello schifoso drogato di Maradona, per esempio...ecco: se morisse non farebbe un soldo di dànno..."

non so perchè, ma quando sento qualcuno che premette qualcosa (chessò, non è per giudicare, non è perchè sono razzista) l'attesa di ciò che sta per arrivare mi mette i brividi.
insomma, è un po' come un libro di Stephen King...

:)

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arredo urbano

lunedì, 26 settembre 2005
ancora sul Cittadino Ratzinger.



dal blog di Leslie, copio e incollo:

"Riassumo qui le tappe della vicenda che vedono l’attuale pontefice Benedetto XVI imputato davanti alla Corte distrettuale di Harris County, in Texas, per la copertura data ai membri del clero responsabili di abusi sessuali soprattutto su minori. Vicenda destinata a concludersi con un nulla di fatto, perché il presidente degli Stati Uniti ha accolto la richiesta della Santa sede ed ha ccordato a Ratzinger l’immunità diplomatica, permettendogli, sostanzialmente, di non dover mai essere nella condizione di dover rispondere e dar conto dei fatti che gli sono imputati. Ecco i fatti. Nero su bianco.

I fatti.
Il caso esplode pubblicamente solo nell’estate del 2003, quando il quotidiano americano Worcester Telegram & Gazette ottiene copia di un documento che per 40 anni era stato custodito come “strettamente confidenziale” negli archivi segreti della Santa Sede e riporta il caso di un avvocato di Boston, Carmen Durso, che consegna copia dell’Istruzione del 1962 “Crimen Sollicitationis” al Procurarore Michel J. Sullivan chiedendogli di riscontrare gli elementi, all’interno della giurisdizione federale, per procedere contro le gerarchie vaticane, colpevoli, a suo avviso, di aver deliberatamente coperto i casi di abusi sessuali che vedevano coinvolti membri del clero.

Contestualmente, un’altra lettera arriva sul tavolo del Procuratore, ed è firmata da Daniel Shea, avvocato di Houston, in Texas, ex seminarista che ha scoperto il documento del 1962 e ne ha dato copia al quotidiano di Boston e all’avvocato di Boston Carmen Durso. Il documento del 1962, spiega Shea nella lettera, viene citato come ancora in vigore in una nota dell’epistola "De Delictis Gravioribus" del 18 maggio 2001, che Joseph Ratzinger, l’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva fatto recapitare ai vescovi e agli altri ordinati e membri della gerarchia ecclesiastica.  Il caso viene portato all’attenzione pubblica internazionale dalla rete televisiva statunitense CBS, quindi le gerarchie vaticane si difendono sostenendo che le norme contenute nel documento del 1962 non hanno più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto Canonico, ma la lettera di Ratzinger non lascia spazio a molti dubbi. In essa, l’attuale Papa Benedetto XVI, non solo richiama l’istruzione “Crimen Sollicitationis”, ma per quel che riguarda “i delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede” dispone che “nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore” e ribadisce che “le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio.” *

*Ratzinger, riassumendo, è stato denunciato per una epistola del 2001 nella quale ribadiva il contenuto della “Instructio de modo procedendi in causis sollicitationis” del 1962, documento inviato a tutti i vescovi e desecretato di recente, ma citato come ancora in vigore nella lettera del 2001, in cui il Vaticano ordinava che un minore qualora avesse dichiarato al suo vescovo di un abuso sessuale da parte di un sacerdote avrebbe dovuto giurare il segreto perpetuo, sotto eventuale pena di scomunica. Ed eventuali documenti comprovanti scandali di questo genere commessi da sacerdoti avrebbero dovuto essere tenuto in un archivio segreto. La lettera del 2001 ribadiva il diritto della Chiesa non solo di rivendicare a sé la competenza giurisdizionale nei casi di abusi su minori da parte di esponenti religiosi, ma di svolgere le indagini e conservare le prove acquisite nel più assoluto segreto, fino al decorrere di dieci anni dal compimento della maggiore età della vittima.

In questi anni la giustizia americana ha proseguito nelle indagini e dal gennaio 2005 esiste presso la Corte distrettuale di Harris County, in Texas, un procedimento in corso a carico di Joseph Ratzinger.
Daniel Shea, l'avvocato che oltretutto è teologo, ex seminarista, e che ha conoscenze interne alla struttura, ritiene che Ratzinger in quel momento, ovvero nello spedire la lettera del 2001, abbia agito al di fuori dei poteri propri del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede allo scopo di innalzare i tempi della prescrizione. In questo modo ha impedito alla giurisdizione americana di intervenire in sede penale: difatti, tutti questi processi sono in sede civile perché sono andati in prescrizione i tempi dell'azione penale, e questa lettera del 2001, in pieno caos americano, ha spostato avanti, da 16 a 18 di due anni, l'età in cui per la Chiesa Cattolica si diventa maggiorenni anche negli Stati Uniti, e prolungato i termini per la prescrizione da 5 a 10 anni, guadagnando vantaggio sui termini della prescrizione in uso negli States. Per questo Ratzinger è stato denunciato come "individuo", non come Prefetto, ma come individuo per aver dato quelle disposizioni, e in quanto tale nel processo vi è rappresentato. C'è insomma un imputato che si chiama Joseph Ratzinger e che è presente davanti alla giustizia americana a titolo individuale. "
Insieme a Joseph Ratzinger, nel procedimento aperto nel gennaio 2005 sono citati l’arcivescovo di Galveston, monsignor Joseph Fiorenza e i sacerdoti Juan Carlos Patino Arango e William Pickard. Patino, colombiano di nascita, è attualmente latitante ed era stato accusato da tre giovani che frequentavano la chiesa di San Francesco di Sales, a Houston: le molestie risalirebbero alla metà degli anni Novanta, e contro il seminarista è stato aperto un procedimento penale.

La risposta del Vaticano.
La Santa sede non abbia contestato questa imputazione, ma si sia limitata a dichiarare che avrebbe richiesto l’immunità  diplomatica per il Papa in quanto Capo di Stato, tale richiesta è stata avanzata puntualmente dagli avvocati del cardinale, nel frattempo divenuto Papa, il 19 aprile scorso.

La Santa sede, ancora una volta e tenendo fede ad un modus operandi già utilizzato in molte altre occasioni, ha potuto impunemente giocare la doppia carta che la vede contemporaneamente godere della condizione di "stato sovrano" e "confessione religiosa", condizione, questa, che la rende titolare di privilegi unici al mondo e le accorda possibilità che a qualsiasi altra istituzione statuale o religiosa sono negate, permettendole di poter svicolare da qualsivoglia responsabilità in nome, di volta in volta, di una delle due facce che assume.
Ma c'è da sottolineare che al momento in cui è stato commesso il reato Ratzinger non era capo di stato, c'è da sottolineare che è stato denunciato a titolo individuale, non come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il giudice ha accettato lo stop chiesto dagli avvocati di Ratzinger per la richiesta dell'immunità, ma chiedendo loro un "rapporto" mensile sull'avanzamento dei lavori. L'immunità al capo di stato, in America può essere concessa solo dal Presidente. E' Bush, perciò, che è tenuto ad esprimersi e che eventualmente deve dire al magistrato: “Fermi tutti, il signor Ratzinger gode dell'immunità in quanto Capo di Stato”.

L'assordante silenzio dei media.
Il 17 agosto scorso, l’avvocato di Houston Daniel Shea, ha tenuto una conferenza stampa a Roma, ospitato dall’associazione Anticlericale.net
Ecco come Maurizio Turco, segretario dell’associazione, commenta la totale mancanza di riferimenti e riscontri di questo evento sui media italiani: "Chi ha voluto ascoltare la conferenza stampa di Daniel Shea in diretta su Radio radicale, non può non avere colto i connotati di ciò che comunemente viene definita una notizia fondata su fatti concreti, certi, documentati.
 Gli echi di questa notizia e della manifestazione dell’altro ieri a Piazza San Pietro hanno raggiunto 173 testate americane, le reti televisive CBS ed Msnbc, e finanche la Casa Bianca dove, durante il briefing quotidiano, è stato chiesto conto di cosa intenda fare il Presidente Bush di fronte alla richiesta vaticana di ottenere l’immunità diplomatica per il proprio Capo di Stato.
Il fatto che in Italia, fatte salve le agenzie di stampa, non sia uscito nemmeno un rigo uno, o un secondo uno, sulla conferenza stampa di ieri (o sulla manifestazione a Piazza San Pietro dell’altro ieri) è opera che non abbisogna di una concertazione scritta, parlata o telefonica. "

Note. La conferenza stampa si può tutt’ora recuperare on-demand, è in audio-video e quindi si può ascoltare e vedere con il programma di Real Player. Cliccando qui vi si aprirà.

In una bella intervista del 18 agosto 2005, Maurizio Turco spiegava, inoltre: "E' un processo civile, non è penale. Che in quanto civile ha un altro significato, chiaramente: anche noi, dovendo chiedere qualcosa non chiederemmo di arrestare Ratzinger, questo è chiaro. Sicuramente, come cose urgentissime chiediamo il ritiro di queste disposizioni e la trasparenza su quello che è accaduto perché, ricordiamoci, quei 4.000 preti riconosciuti dalla Conferenza episcopale americana come colpevoli di aver commesso delle violenze sessuali soprattutto nei confronti di minorenni sono 4.000 che siedono sui banchi della giustizia civile". "In altre parole, non c'è stato un prete denunciato dalle autorità ecclesiastiche alla giustizia civile, hanno praticamente preso quello che è stato già accertato e l'hanno dato come buono senza dire però qual è stata l'attività a partire dal '62, tutti i dossier che loro hanno e che ancora non sono di dominio pubblico. Quindi noi vorremmo un po' di trasparenza su questo sapendo comunque che, a prescindere da questi documenti la causa prima delle deviazioni e sofferenze sessuali è la sessuofobia,  la politica vaticana sul sesso". Noi denunciamo questa politica. Così come denunciamo la politica proibizionista perché arricchisce i narcotrafficanti, la politica sessuofobica è causa di disastri e non di felicità. Noi pensiamo che la risposta sia libertà sessuale e di coscienza, libertà dell'individuo".

Gli sviluppi odierni.
Il 20 settembre scorso, in un articolo su Il Corriere della Sera, si leggeva che:
"La Corte Distrettuale del Texas non si è ancora pronunciata in merito alla procedura giudizaria civile presentata contro Papa Benedetto XVI, accusato di complotto per coprire le molestie sessuali contro tre ragazzi da parte di un seminarista: ma dopo l’intervento dell’Amministrazione Bush è assai probabile che la denuncia venga respinta.

Il vice ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Peter Keisler, ha infatti bloccato la procedura giudiziaria ricorrendo alla cosiddetta "suggestion of immunity", una misura legale che stando a quanto stabilito dalla Corte Suprema dev’essere obbligatoriamente recepita dai tribunali di grado inferiore.
Keisler ha ufficialmente informato il tribunale che Benedetto XVI gode di immunità come Capo di Stato, sottolineando dunque che avviare il procedimento sarebbe “incompatibile con gli interessi della politica estera degli Stati Uniti”, che dal 1984 hanno allacciato rapporti diplomatici con la Santa Sede. La stessa Ambasciata del Vaticano a Washington aveva chiesto all’Amministrazione di intervenire con la "immunity suggestion" e chiudere il caso."

Bush, quindi, accoglie la richiesta del Papa, decidendo di non coinvolgerlo e dichiarandolo non processabile, nonostante dal punto di vista giuridico ci fossero tutti gli estremi e le ragioni per fare la scelta opposta.

Note. Le considerazioni le lascio a voi, ricordandovi che si sta parlando di bambini, minori stuprati e violentati da membri del clero e di un sistema di copertura pensato ad hoc non solo per insabbiare l’intera vicenda e far cadere i processi in prescrizione, ma che di fatto non ha impedito, anzi ha favorito la reiterazione dei suddetti reati per molti, molti anni, poiché i membri del clero colpevoli di abusi e di cui le garachie vaticane giungevano a conoscenza, non subivano altra conseguenza che quella di essere spostati da una diocesi all’altra. Questo ha portato alla situazione per cui uno stesso personaggio si è macchiato dello stesso reato all’interno di diversi contesti, a distanza di tempo, come dimostrano le relative vicende giudiziarie ambientate negli Usa e che hanno portato al pagamento di ingenti risarcimenti in dollari da parte delle diocesi alle famiglie delle vittime.

Ps. Vi segnalo anche questo thread sul nuovo forum di Anticlericale.net che riporta le stesse notizie, con qualche approfondimento in più, ricordandovi che lo stesso sito, che corrisponde all’associazione telematica omonima, è stato recentemente colpito da un hacker ed è  in fase di ricostruzione. In home page potrete trovare anche un’annuncio che spiega e da conto di quest’altra brutta vicenda. Se volete, siete liberi di riportare le cose scritte sopra, o quelle scritte nel thead sul forum dove volete, linkarle o quant’altro. Faccio questo, nella speranza che almeno l’informazione su questa vicenda si diffonda il più possibile, visto che giustizia, con tutta probabilità, non sarà mai fatta. Ma le mie ragioni sono anche quelle così ben esposte nell’estratto dell’intervista a Maurizio Turco che ho riportato più sopra. In questa squallida storia, infatti, emerge in tutta la sua chiarezza il problema di fondo, ovvero la politica sessuofobica della Chiesa cattolica e delle gerarchie vaticane, che costringono e condannano, in primis, i suoi stessi membri a vivere inferni personali e quotidiani di omertà e repressione. Inferni che poi, inevitabilmente, si riversano all’esterno, sulla società, con le conseguenze che sappiamo. Già che c’ero, ho preparato un bannerino, molto semplice, che d’ora in poi sarà presente anche nella colonna qui a destra e che rimanda a questo post.
Grazie di cuore a tutti coloro che hanno letto e che daranno il proprio contributo per far circolare l’informazione il più possibile!"

:)

Appiccicato da: p3t3rpan alle 19:05 | permalink | commenti |
politica, cutténpast

domenica, 25 settembre 2005
la vita è un gamberone.




una domenica di fine estate, come oggi.
una bella giornata.
si va al mare.

quando ti vedo, all'area di servizio, la prima cosa che penso è: madonna, se è bella! non è possibile che stia succedendo a me.
poi saliamo in macchina, e la seconda cosa che penso è: madonna, come guida questa! ce n'ha, di palle, sotto.

arriviamo al ristorante, il tavolo è prenotato.
immagino quel che pensa il tizio: "era ora!".
e c'ha ragione: lo penso perfino io...

beviamo, chiacchieriamo, ci guardiamo, ci studiamo (mai più, credo, ci siamo guardati negli occhi così).
poi, arrivano i gamberoni.
è tardi ed io ho fame. tu no, non molto: cincischi.
ed è allora che commetto il primo (tra tanti) tragico errore con te.

"Non li finisci?"
"No"
allungo la mano e "Ti spiace? lo mangio io".
lo mangio - inconsapevole - con gusto.
sono abituato a naturalezze, ad amicizie, a cameratismi: non mi rendo conto di quanto un gamberone rubato possa cambiare la vita.
e invece...

poi, ce ne andiamo in spiaggia.
poca gente, qualche coppia, i cani che corrono appresso al ramo lanciato innanzi, i kitesurfers da guardare, il mare, la luce.
e i tuoi occhi, la tua voce.

il tempo passa in un lampo, dobbiamo rientrare.
torno a casa con la testa leggera ("non è possibile che stia succedendo a me"), fantastico, sogno.
ma non penso a quel gamberone, non lo ricordo nemmeno, non gli do l'importanza che merita.

non avrei mai pensato che un gamberone rubato potesse cambiare la vita.

e invece...

tutto ciò che importa è stato quel gamberone, tutto il resto non ha contato niente.

:)


PS: me l'avevi chiesto, te l'avevo promesso. l'ho fatto.

Appiccicato da: p3t3rpan alle 16:38 | permalink | commenti |
pippe mentali, clickflick

in finale!




nello spirito di servizio pubblico che anima questo blog, segnalo che anche la nazionale femminile di volley (dopo i maschietti) agli Europei di Croazia è arrivata, imbattuta, alla finale.
se la vedrà con la Polonia.

in diretta, alle 19:00, su RAI3.

incrociamo le dita.

:)

Appiccicato da: p3t3rpan alle 14:42 | permalink | commenti |
varie & eventuali

malesseri mensili.




dopo Tremonti, anche Fazio abbandona Washington.
e così, l'Italia resta senza rappresentanti.
ambienti bene informati raccontano di un leggero malessere del Governatore.

trattasi forse del ciclo?
il ciclo economico, naturalmente, che avevate capìto?

:)

Appiccicato da: p3t3rpan alle 14:29 | permalink | commenti |
politica, economia, ossignùr