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venerdì, 31 marzo 2006
libertà digitali: intervista di Punto Informatico.



Elezioni e Digitale/ Le interviste di PI
In vista delle prossime politiche, come preannunciato, brevi conversazioni con esponenti dei due schieramenti sulle questioni calde della rivoluzione digitale. Si comincia con rappresentanti della Rosa nel Pugno (Unione)


Roma - Appare oggi la prima di una serie di interviste che da qui alla prossima settimana, in vista delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile, verranno presentate su Punto Informatico per dare uno sguardo alle posizioni dei partiti di entrambi gli schieramenti su alcuni dei temi caldi dell'oggi tecnologico e dello sviluppo di Internet. Aderendo alle molte richieste dei lettori, Punto Informatico pone altresì questo spazio a disposizione di qualunque candidato ritenga di voler intervenire sui temi più significativi della rivoluzione digitale.

La prima intervista della serie è con l'Unione, lo schieramento di centro-sinistra guidato da Romano Prodi, e in particolare con Marco Cappato, membro della segreteria nazionale della Rosa nel Pugno.

Punto Informatico: Avete dichiarato che nel programma della Rosa nel Pugno c'è l'abolizione della Legge Urbani...
Marco Cappato: Non c'è solo l'abolizione della Urbani, ma anche un no secco alla brevettabilità del software, l'abolizione della SIAE e la riduzione a 20 anni dei tempi dei diritti d'autore. Personalmente mi sono autodenunciato per violazione pubblica della legge Urbani e ho denunciato lo stesso Ministero per non essere stato in grado di rispettare la sua legge nemmeno sul suo sito.

PI: Sì, però non tutta l'Unione sembra concorde...
MC: Emma Bonino ha presentato un emendamento al tavolo dell'Unione affinché l'abolizione della legge Urbani entrasse nel programma dell'Unione. La proposta non è passata, ma torneremo alla carica nel prossimo Parlamento.

PI: Sulle cose della rete molti hanno vissuto questi anni come una sorta di accerchiamento delle promesse di Internet... Da dove ripartire?
MC: Contro la brevettabilità del software bisogna rilanciare la mobilitazione a livello europeo. Un'altra legge da cambiare è quella sulla data retention, perché in questi anni l'emergenza sicurezza è stata utilizzata per indebolire il diritto alla privacy dei cittadini.
Credo infine che lo Stato dovrebbe intervenire per evitare che il Digital Rights Management si imponga come uno standard tecnologico obbligatorio, che svuota il diritto alla proprietà privata non solo sui "programmi" o sulle apparecchiature multimediali, ma su tutti quei prodotti, sempre più numerosi, dall'auto agli elettrodomestici, che incorporano circuiti e codici.

PI: Alcuni rapporti internazionali, come quello del WEF, assegnano all'Italia una scarsa capacità di sfruttare le opportunità della rivoluzione tecnologica. Come intendete muovervi per cambiare rotta?
MC: Bisogna smettere di prolungare artificialmente l'agonia di settori decotti e iperprotetti, e riconvertire gli investimenti pubblici e privati verso i settori dove la tecnologia e la "conoscenza" sono il valore aggiunto decisivo.

PI: Cosa intende?
MC: Le risorse del welfare sono dilapidate in sussidi a pioggia alle imprese e in meccanismi assistenzialistici, come la cassa integrazione straordinaria, che sono un vero e proprio incentivo al lavoro nero e alla socializzazione delle perdite aziendali. È necessario convertire le risorse nella riqualificazione professionale, nella ricerca scientifica e nelle infrastrutture.

PI: Se ne parla molto ma l'impressione è che la classe politica italiana ne sappia poco: la disponibilità di banda larga in Italia è solo parziale, in molti soffrono ancora di una diseguaglianza che si delinea come vero e proprio digital divide all'interno del paese. Come affrontare questo problema?
MC: La prima cosa è far funzionare il mercato, abbattere i cartelli oligopolistici della telefonia, ma anche i monopoli costruiti attraverso barriere commerciali e soprattutto tecnologiche.
La diffusione di internet a livelli di massa è legata alla convergenza multimediale, in particolare attraverso Tv - digitale terrestre, satellite, cavo e internet - e telefoni. Un processo così importante non può essere affidato alla gentile concessione di attori che, per far fruttare il più a lungo le proprie posizioni dominanti, fanno di tutto per ritardare la possibilità del cittadino di accedere ai contenuti scegliendo liberamente tra le diverse piattaforme tecnologiche.
Altro punto è quello dello sviluppo di WiFi e WiMax - evitando che mistificazioni della sicurezza antiterrorismo limitino e ritardino la diffusione, in particolare di progetti "aperti" come Fon - e promuovendo reti civiche WiFi gratuite, come negli Stati uniti sta accadendo da parte di alcune città.

PI: La Legge sull'accessibilità, con tutti i suoi limiti, è senza dubbio un primo passo verso un approccio di vera inclusione delle persone con disabilità nella rivoluzione. Si sta facendo abbastanza? Cosa si può mettere in campo?
MC: La priorità è quella di abbattere le barriere, a partire dalle più odiose, cioè quelle contro le persone malate e disabili. Non è tollerabile che apparecchiature come quelle che consentivano a Luca Coscioni di "parlare con gli occhi", non siano messe a disposizione gratuitamente - e a un costo relativamente irrisorio, se confrontato con la spesa sanitaria complessiva - di persone che oggi vivono in condizioni letteralmente di "sepolti vivi".
Un'altra barriere da abbattere è quella che impedisce ai non-vedenti di accedere alla versione digitale dei libri.
Lo Stato dovrebbe anche farsi carico di rendere accessibile tutto il materiale pubblico o finanziato con soldi pubblici - inclusi gli archivi istituzionali e della RAI - che deve essere liberamente divulgabile, anche con licenze Creative Commons o similari, e di diffondere i lavori istituzionali anche in modalità peer-to-peer.

PI: Avete parlato più volte di open source nella Pubblica Amministrazione: è una questione molto sentita nel mondo del software italiano. Come pensate di muovervi per spingere il paese in questa direzione?
MC: Per incentivarlo basterebbe far rispettare logiche di mercato, evitando sprechi e duplicazione di spese. La PA avrebbe incentivi formidabili a possedere il codice dei programmi su cui lavora, per poterli riutilizzare ad ogni livello amministrativo, anche valorizzando le proprie competenze informatiche interne. Questo significa che la PA deve avere diritto di modificare e ridistribuire il codice.
Il software cosiddetto "a sorgente disponibile", proposto da alcuni produttori, non è una soluzione adeguata, perché non permette la libera modifica e distribuzione. È necessario promuovere l'uso del vero open source, non solo nell'acquisizione di soluzioni pacchettizzate, ma soprattutto nello sviluppo di customizzazioni e di programmi ad hoc per la PA.
La Direttiva Stanca del 2003 non è abbastanza chiara al proposito.
Occorre anche garantire che i meccanismi di appalto di servizi informatici nella PA siano imparziali rispetto ai fornitori di software e non perpetuino rendite monopolistiche. Tanti programmatori e fornitori di servizi italiani sono oggi in grado di competere con i più noti colossi dell'informatica, proprio grazie al software open source.

PI: Cos'è oggi Internet per un movimento politico?
MC: Credo che sia importante per un movimento politico non occuparsi solo di leggi, ma anche di aprirsi alla rete. Nel 2000 abbiamo incontrato Luca Coscioni proprio perché si candidò alle prime elezioni online degli organi dirigenti di un movimento politico in Europa. Oggi, sia il sito della Rosa nel Pugno, che quello della campagna referendaria e dell'associazione Luca Coscioni, girano su piattaforma open source civicspace, sviluppata dai programmatori della campagna di Howard Dean, e ospitano strumenti di partecipazione libera, tra cui un wiki su cui approfondire il programma sulle libertà digitali e il progetto radical media peer per mettere a disposizione gli archivi di radio radicale.
La Rosa nel Pugno è anche attenta al ruolo che le tecnologie digitali possono giocare nello sviluppo politico ed economico dei paesi poveri. Grazie al Partito Radicale Transnazionale seguiremo da vicino i lavori del forum creato a Tunisi sul management della rete, che si riunirà a maggio ad Atene. Internet rappresenta un potente mezzo di comunicazione, ma anche di promozione dei diritti umani e quindi di libertà e democrazia.

a cura di Tommaso Lombardi
http://punto-informatico.it/


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politica, internet, rassegna stampa, attualità

domenica, 26 marzo 2006
3MSC




ieri sera ho finito Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia (prima stesura, quella del '92).

boh, non arrivo a capìre.
non che io sia un fulmine di guerra, per carità!, ma stavolta davvero mi sfuggono un po' di cose.

la trama, con la scusa di una storia (storiella) d'amore tra due adolescenti, racconta della generazione dei ragazzi nati a cavallo tra i '70 e gli '80. ragazzi di media-buona borghesia.
non hanno problemi di soldi. pur non lavorando (e naturalmente, come si addice agli adolescenti, disprezzando chi lavora e si fa il culo per tirare la mesata) partecipano a feste, frequentano locali, vanno a cena fuori, hanno moto, motorini, comprano fasci di rose rosse e regali di compleanni, natali e pasque, sono iscritti in palestra, fanno nottata e si svegliano a mezzogiorno, bevono birra e fanno colazione con i tramezzini di Mondi o con i cornetti di Lazzareschi, si vestono esclusivamente di brand noti e (ca va sans dire) costosi, trascorrono ore ed ore al telefono (assenti, ancora, i cellulari. per fortuna! si direbbe).

alcuni (le ragazze, mediamente più giovani:16-17 anni) vanno a scuola, ricoprono i diari di disegnini, studiano con alterne fortune, fanno shopping, sognano LA storia d'amore.
naturalmente, col bello 10 e lode, palestrato e spaccone.
i ragazzi non vegetano. magari!, fosse così: sarebbero semplicemente inutili.
invece girano la loro città (o meglio: il loro quartierino, il loro piccolo microcosmo) buttando le ore gareggiando con le moto di notte, scappando dalla Municipale, rimorchiando le ragazzine, spaccando la faccia a chiunque per qualsiasi banale motivo, fuggendo dai ristoranti senza pagare, giocandosi a biliardo cifre non indifferenti, rubando nelle case dove si trovano (o si impongono) come ospiti, scatenando risse in locali o all'aria aperta, forzando le porte di case altrui per offrire all' amata una notte ad Ansedonia, gareggiando tra loro a chi ha più pettorali, bicipiti o a chi la fa più grossa, trattando anche i fratelli più grandi come inutili o noiose appendici della loro unica esistenza. al punto da sfasciargli la macchina o mettergli le mani addosso..
e ridono. sempre.
mai un dubbio, una resipiscenza, un dialogo che lasci intendere non dei valori (per carità!), ma anche solo dei ragionamenti, una visione della vita che comprenda  gli altri, oltre che loro stessi.
mai una pur minima riflessione sull' ora e sul dopo.
le uniche pagine in cui si legge un accenno di profondità (si fa per dire, eh?) è quando Step (il protagonista maschile) rivive i suoi traumi familiari (gravissimi: la madre che tradisce il padre e la loro separazione, figurarsi!).
non c'è pathos in quelle pagine. ma solo, naturalmente, un intento assolutorio: Step è un imbecille, è un violento, è un abisso di ignoranza e di volgarità, certo.
ma, ricordatevelo, non è colpa sua: è colpa della sua triste infanzia. amava tanto la madre e lei ha tradito la sua fiducia. il padre gli voleva bene, ma era distante (eccerto: lavorava, il coglione!). è colpa della società, è colpa del mondo. ecco perchè, invece di parlare, spacca la faccia alla gente, possibile che non ve ne rendiate conto?

di Babi (la ragazza di Step) che dire?
è una brava ragazza, lei, ha degli scrupoli morali: odia la violenza e sta un po' a disagio quando è coinvolta in furti e violazione di domicili, lei.
ma si innamora di Step, poverina, non è mica colpa sua.
lui è bello, 10 e lode, c'ha la moto, è spaccone, è una specie di Neanderthal che la fa sentire protetta, forse donna, una ne fa e cento ne pensa (non facendo niente tutto il giorno, ha molto tempo per fare progetti e studiare gesti teatrali).
una ragazza? un cervello? piuttosto, un' ameba.

questo, il quadro. con condimento di adulti (padri, madri, fratelli) che dovrebbero essere normali.
ma che così non sono.
o sono assenti o sono acquiescenti ad ogni mattana dei loro cuccioli (compresi il fancazzismo, l' arroganza, le mani bucate, i reati penali e le aggressioni fisiche).

ecco, c'è qualcosa che non capisco.

la prima cosa è di chi stiamo parlando.
fatti i dovuti calcoli, si tratta di ragazzi nati intorno alla metà dei '70. quindi, oggi, avrebbero intorno ai 30 anni. ma il manoscritto "ha circolato per anni in fotocopia". ed oggi che viene pubblicato, riscuote un buon successo (ne è stato tratto anche un film: alcuni dicono che sia peggio del libro, pensa un po'...), quindi significa che anche i ragazzi nati negli anni successivi vi si riconoscono, ci si identificano.
ecco, quei ragazzi, un po' li conosco (mio figlio è nato nell' '81): non erano così.
non tutti erano dei geni a scuola, certo: facevano sega, truccavano i motorini e cercavano di rimorchiare. ma non mangiavano a sbafo, non picchiavano la gente per strada, non rubavano nelle case degli altri, non andavano sotto processo ridendo e scherzando.

la seconda è che le cose sono due: o Moccia ci racconta delle balle, o la situazione è tragica.
se davvero quella generazione è come ce la dipinge, apriti cielo!
e attenzione: il berlusconismo non c' entra niente. stiamo parlando degli anni '90, quando Berlusconi era ancora lungi dal candidarsi e, ancor più, dall' andare al potere. 

la terza è come possa accadere che scrivere, male, di venti ragazzini viziati possa rendere bene.
non a caso ho detto scritto male.
io non sono nessuno (ho fatto lo scientifico, figurarsi!), ma questo libro è scritto male. nella struttura del racconto, nel periodare, nella scelta ridondante di aggettivi ed avverbi.
posso dirlo da semplice lettore (che ha fatto solo lo scientifico)? beh, lo dico: è scritto MALE.
e leggere che per anni ha circolato in fotocopia mi fa pensare che stiamo messi male, molto male. oppure che il marketing di Moccia (e della Feltrinelli) sia assolutamente insuperabile (al livello di Berlusconi, direi: gente che vende piombo al prezzo dell' oro, per dire).
si dirà: ma questo è il Paese dove ogni due o tre mesi esce il capolavoro dell' anno, o lo scrittore dell' anno.
giusto, ma insomma: un po' di dignità?
si dirà: ma Moccia è il figlio di Pipolo (quello di Castellano & Pipolo). dunque, in un Paese come questo, è usufruttuario naturale di diritti acquisiti da altri.
giusto, ma insomma: un po' di vergogna?

ecco che allora Federico Moccia acquisisce una sua dignità, un suo perchè.
un uomo che scrive di quattro amici suoi, senza esserne capace, che qualsiasi cosa abbia fatto non c'è riuscito (v. sua biografia), e che riesce purtuttavìa ad avere successo, a fare dei soldi. un uomo intelligente, che ha saputo approfittare della povertà intellettuale ed editoriale di questo disgraziato Paese.
complimenti a lui (e a Feltrinelli. che, essendo azienda commerciale, deve vendere ciò che ha per fare più soldi possibili) ed un consiglio a voi: risparmiatevi 15 euro (e poi quelli del sequel, e anche quelli del DVD).

:)

postfazione non per scusa.
dice "ma perchè l' hai letto?".
nel mio vagabondare per Feltrinelli, l'avevo preso in mano e, leggendo la prima pagina, mi aveva colpìto l' ambientazione in luoghi che conosco e frequento. poi, parlandone un giorno con la mia consulente editoriale, ella mi aveva detto: "E' una storia da quindicenni, una cagata."
io, sorpreso, ma conoscendo la sua poca propensione, diciamo così, alla metafora, mi ero detto comunque incuriosito.
lei non aveva fatto altro che entrare nella libreria della piazza dove Step e i suoi amici fanno la gara di flessioni (...), comprarmelo e regalarmelo.
a quel punto, nonostante i dubbi, non potevo che leggerlo.
l' ho fatto, le ho dato ragione e mi sono anche rimproverato per averle fatto spendere dei soldi.
e ho realizzato che una consulente editoriale sta lì appunto per dare consigli e non accettarli è come non accettare i consigli del commercialista.
 

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sabato, 25 marzo 2006
vuol dire che...



vuol dire che qualcosa ci ha creato Religione.

vuol dire che una funzione reale di variabile reale, al tendere della variabile x ad un numero reale a, ...

Vuol dire che devo cambiare tutti i miei script e tutte le estensioni dei file?

vuol dire che per ogni accesso generato dal motore di ricerca, si deve sopportare un costo che è proporzionale alla visibilità desiderata. ...

vuol dire che ha orgoglio".

Vuol dire che ti amo su eBay nella categoria Musica, CD e Vinili , Dischi Vinile 45 giri - 7'' ,

vuol dire che ogni mese pagate un tot, non si sa per cosa, dovranno pagare un impiegato per spuntare le telefonate vostre?

vuol dire che un diabetico non può mangiare dolci?

vuol dire che non vogliamo più marcire a quarantanni vivendo con la pensione dei nostri genitori ...

vuol dire che per registrare un dato dominio devo avere la "PRESENZA LOCALE"?



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gugòlcu

mercoledì, 22 marzo 2006
un uomo, un mito.





un post? di più: una sceneggiatura alla Monthy Python, uscita dalle dita del mio blogger di riferimento.
ve ne faccio dono, nella speranza di alleviare le vostre sofferenze e preoccupazioni per le ultime esternazioni del Sen. Giovanardi.



CARRELLO

Premessa: la scena si svolge al supermercato intorno alle ore 19, quando la corsia dei surgelati viene invasa da un esercito di orchi liberati dai recinti degli uffici. Ci sei pure tu, in missione segreta scopo approvvigionamenti alimentari. Al termine della battaglia riesci a riempire di beni il carrello ma prima di avviarti in fila alla cassa lo lasci solo per dieci secondi dieci incustodito e ti rechi in perlustrazione al reparto detersivi liquidi.
Torni, e il carrello non c'è più. Eppure era qui.
Era proprio qui, santodìo.

Insieme ad esso son scomparsi:
- i beni ivi contenuti
- la lista della spesa.

Cosa fare:
a) ricominciare la spesa daccapo (impresa pressoché impossibile, dovresti ricordare a memoria l'intera lista della spesa)
b) tuffarsi nudo sul banco del pesce fresco in segno di protesta;
c) partire alla ricerca del carrello perduto.

Clicchi su c).

Per oltre un'ora ti aggiri tra i viali del supermercato facendoti faticosamente largo tra la folla impazzita: nessun risultato. Quando oramai ti stai rassegnando al destino avverso e pensi già al ritorno a casa sconfitto e a mani vuoti, ecco che in fondo alla corsia della minestre liofilizzate scorgi il tuo carrello. Al volante, una signora di età tra i due e i trecento anni, palesemente ottenebrata.
Deve averlo scambiato per il suo.
Ti avvicini, la affronti:

- Signora, questo è il mio carrello.
- No. E' mio.
- Bugiarda. Guardi, questa è la mia lista della spesa, e corrisponde esattamente alle merci contenute nel carrello. Lo vede? Avanti, mi renda il carrello.
- Giovanotto se ne vada o mi metto a urlare.

Breve colluttazione, ma la vecchia non cede.

Occorre tentare una diversa tattica. Ti allontani, indossi un cappello a visiera sottratto al reparto abbigliamento uomo/bambino e poi ritorni presentandoti in altra veste alla ladra di carrelli:

- Buongiorno sono il Direttore del Supermercato.
- Oh! Quale onore. Buongiorno.
- Questo carrello è sotto sequestro.
- Come?
- C'è una bomba nel pacco dei rigoli, ma stanno arrivando gli artificieri. Lasci il carrello.
- Non le credo.
- Mi lasci il carrello e non le verrà fatto alcun male.
- Lei non è il direttore del supermercato.
- Come no, guardi, ho il distintivo [le mostri la patente].
- Quella è una patente.

Altra colluttazione, poi la ritirata. Quindi un nuovo tentativo.

- Signora buongiorno, se non mi consegnate subito questo carrello, voi morrete.
- Morrò?
- Sì. E accadrà qui. Adesso.
- Chi siete, buonuomo?
- Son la Morte, signora.
- Ohibò, non ne avete l'aspetto. Vi facevo pallido, nerovestito e armato di attrezzi da giardino atti al taglio delle erbacce o del granturco.
- Se andassi in giro così conciato, signora, temo che mi riconoscerebbero per strada e mi chiederebbero l'autografo. Ed io, si sa, son persona riservata.
- E in cambio della mia vita volete soltanto un carrello della spesa?
- Esso mi appartiene.
- Non possumus. Se debbo scegliere tra carrello e sonno eterno, opto per il secondo.
- Ora basta! Dammi 'sto cazzo di carrello, vegliarda!
- Vi riconosco, voi non siete la Morte ma il drogato di prima, quello travestito da direttore del supermercato.

Vi azzuffate per terra: intorno a voi le massaie in cerchio osservano la lotta e tifano per l'anziana. Un macellaio dai bicipiti tatuati di svastiche salta il banco delle carni e accorre a darle manforte brandendo una mannaia.
Implori un armistizio.

Che almeno ti sia restituita la lista della spesa.


:)

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cutténpast

lunedì, 20 marzo 2006
posizioni.

io sono qui (e vorrei vedere...).



e voi?

:)

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politica

domenica, 19 marzo 2006
candidature.




E l’amore? Sei una di quelle che dicono: ‘Con gli uomini ho chiuso?’
“Perché? Io non escludo di trovare un nuovo compagno”.

Come lo vuoi?
“Come l’ho avuto: chiuso, introverso, silenzioso”.

Emma Bonino, da:
Grazia del 17 marzo 2006, pag. 107


quasi quasi, mi candido.
hai visto mai?

:)

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politica, pippe mentali

domenica, 12 marzo 2006
per i romani.




L’Associazione Radicali Roma invita iscritti, militanti e simpatizzanti Martedì 14 Marzo 2006 alle ore 21.30 al BALIC in via degli Aurunci 35 (zona San Lorenzo) per l’apertura della campagna elettorale per LA ROSA NEL PUGNO.

Interverranno: Daniele Capezzone, Segretario dei Radicali Italiani e membro della segreteria della Rosa nel Pugno e Diego Sabatinelli, Segretario dell’Associazione Radicali Roma.

A seguire: musica dal vivo dei “FAREWELL” - DJ SET GABRIELE FRONGIA

Ingresso: 8 Euro consumazione inclusa. Si prega segnalare la propria partecipazione alla serata inserendo il proprio nominativo di seguito.

Info: Alessandra 339.1582226- Giampiero 339.2980589- Katia 338.3864539

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politica

mercoledì, 08 marzo 2006
RnP - Manifestazione nazionale a Roma.




Domenica 12 marzo, dalle 9.30 alle 13.30, a Roma, presso l’Hotel Ergife, si svolgerà la Manifestazione Nazionale di apertura della campagna elettorale della Rosa nel Pugno.

La manifestazione, alla quale interverranno i membri della segretaria nazionale della RNP e numerosi testimonial candidati o sostenitori delle liste della RNP, sarà chiusa dagli interventi di Enrico Boselli ed Emma Bonino. Sono previsti interventi e messaggi di Marco Bellocchio, Oliviero Toscani, Oriella Dorella, Franco Battiato e DJ Coccoluto. Ma con noi ci saranno anche Paola Turci, Tony Garrani, Carlo Mazzantini, Eugenio Bennato e molti altri ancora.

Sabato 11 marzo, dalle 15 alle 20, sempre all’Hotel Ergife, si svolge un convegno dal titolo “Ragioni e obiettivi della Rosa nel pugno” sul programma e le prospettive del nuovo soggetto politico. Il convegno è introdotto da Biagio De Giovanni e concluso da Marco Pannella. Ad oggi, sono già previsti interventi di: Michele Ainis, Alberto Benzoni, Giuseppe Di Federico, Oscar Giannino, Antonio Landolfi, Fabrizio Rondolino, Gianfranco Spadaccia.

Occorre essere in tanti già sabato e domenica, per contribuire a costruire, all'interno dell'Unione, un'alternativa di libertà, di giustizia, di rispetto delle leggi fondamentali, dei diritti umani, civili, sociali, della laicità dello Stato.


Con la tua partecipazione darai forza alla nostra storia, non solo italiana, di Liberali, Socialisti, Laici e Radicali che è oggi rappresentata dalla Rosa nel Pugno.
 

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politica

un impegno concreto.


"Mi impegno a iscrivermi al partito della Rosa nel Pugno non appena sarà possibile ma solamente se 500 altre persone si impegneranno a fare lo stesso."

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politica

lunedì, 06 marzo 2006
la "strana" coppia.

   

la strategìa è chiarissima.
il csx è comunismo, miseria e morte.
di conseguenza, ogni voce diversa dai comunisti va tacitata.
ergo: diamo spazio ai comunisti, facciamoli apparire, facciamoli parlare, promuoviamoli a portavoce.

fin'ora, andava bene Bertinotti (ed infatti, ha totalizzato la maggior mésse di presenze nella Terza Camera di Bruno Vespa. più di Berlusconi, più di Prodi, più di Fini, Rutelli, Casini, Mastella, Pera e Mela).

ma adesso mi si è trasformato in un nonviolento, in un moderato, mi rinuncia pure ai PACS, cribbio!
e allora, ben venga Diliberto.
lui sì, che è un comunista duro e puro.

e Diliberto, che, da comunista puro e duro è ovviamente un po' miope (e deve fottere un po' di voti a RC e ai DS), ci va a nozze.
"Ci parlo io, con Berlusconi! Gliela faccio vedere io, a Berlusconi!"

strategìa chiarissima, si diceva.
sia quella di Berlusconi che quella di Diliberto.
ma sarà anche vincente per il csx?
o no?

se lo domanda, a mio parere con il solito acume, Marco Pannella:

"Il gioco dura da anni, da molti anni, e in questo momento sta per produrre conseguenze letteralmente disastrose per le istituzioni e la società italiana. Il gioco è quello della interlocuzione privilegiata da parte di Silvio Berlusconi con i famigerati “Comunisti” nei confronti dei quali scatena contemporaneamente una risibile e grottesca campagna di pseudo-demonizzazione.
Il gioco è vecchio ma ormai l’alleanza non è più solamente “oggettiva” come qualcuno comincia a sospettare. Al contrario è in buona parte frutto di consapevolezza e di un calcolo tanto pericoloso quanto fondato su un tentativo di inganno senza precedenti dell’opinione pubblica italiana, che pure ne soffre da decenni."

http://www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/node/1840

e c'è poco da ridere...

Appiccicato da: p3t3rpan alle 17:53 | permalink | commenti |
politica